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IL CRIPTOPORTICO ROMANO - VICENZA

Ai programmi dell'edilizia privata del settore sud-occidentale della citta' romana doveva appartenere anche una costruzione, eccezionale nell'Italia settentrionale, messa in luce nel 1954 presso il lato meridionale di Piazza Duomo; si tratta di un criptoportico, cioé di una struttura a galleria seminterrata il cui piano pavimentale si trova attualmente a m.6,31 di profondita' rispetto al livello di calpestio moderno, costituito dalla soglia di ingresso dalla piazza.
Lo stato di conservazione della struttura ne consente una buona leggibilita', soprattutto per quanto riguarda la parte piu' orientale dell'impianto, a cui appartengono tre bracci e due ambienti quadrangolari. Le pareti di questo settore sono intonacate, mentre una cornicetta modanata in stucco, sotto cui corre una fascia di colore rosso cupo, sottolinea l'imposta della volta. Il vano scala conserva ancora alcuni tratti dell'alto zoccolo in colore nero e delle partiture superiori in rosso pompeiano, a riquadri limitati da sottili fasce in verde-azzurro.
Piu' difficile risulta la lettura del resto del complesso, costituito da un ambiente trapezioidale e da una galleria obliqua.
I tre piani pavimentali a livelli diversi testimoniano che il criptoportico ha avuto piu' di una fase d'uso, la piu' antica risalente alla fine del I sec. a.C.
Per informazioni su orari di apertura e visite guidate: Gruppo Animatori Culturali e Ambientali C.T.G. - tel. 0444 226626


IL COMPLESSO FUNERARIO-CULTURALE DI TIPO MEGALITICO dell'età del rame del Comune di SOVIZZO - localita' S. Daniele
Testimonianze di eta' preistorica ritornarono alla luce in localita' S. Daniele, tra il 1990 e il 1991, a seguito degli scavi intrapresi dalla Soprintendenza Archeologica per il Veneto in collaborazione con il Comune di Sovizzo che ha sostenuto con i proprietari gli oneri dello scavo archeologico e della musealizzazione dell'area. L'indagine, preventiva ad un piano di lottizzazione e finalizzata inizialmente all'esplorazione di un sepolcro di epoca longobarda, porto' all'individuazione, nell'area compresa tra viale degli Alpini e via Alfieri, di un suolo antico con tracce di frequentazione risalenti al tardo Neolitico (fine IV millennio a.C.), nonche' di un tumulo funerario in terra dell'eta' del rame (III millennio a.C.). In una zona immediatamente a sud del viale degli Alpini fu invece individuato il complesso funerario-cultuale di tipo megalitico, pure dell'età del rame, tuttora conservato in loco e divenuto area archeologica permanente, costantemente visibile dall'esterno.
Sovizzo, già noto per l'elevato numero di tombe di epoca longobarda rinvenute agli inizi del Novecento nella proprietà del conte Giovanni Curti e i cui ricchi corredi furono successivamente donati dagli eredi al Museo Civico di Vicenza, dove sono tuttora conservati, vanta ora l'area archeologica di S. Daniele, che presenta caratteri unici ed eccezionali per la peculiarità delle strutture e per la loro antichità.

SOVIZZO, centro residenziale a pochi chilometri da Vicenza, é situato sulle ultime propaggini collinari rivolte alla pianura. Visitabile
Per ulteriori informazioni Conoscere Sovizzo

LO SCAVO ARCHEOLOGICO NELLE LOCALITA' CAMPETTO E CIMA MARANA a Recoaro Mille Oggetto di studio da alcuni decenni e di scavo dal 2006, i siti di Campetto e Cima Marana, frequentati dalla preistoria fino all’epoca moderna, sono un valido esempio di insediamenti di montagna e spunto, al contempo, per considerazioni didattico-metodologiche sulla corrispondente archeologia di montagna. Segnalazioni di rinvenimenti di materiale vario (monete, frammenti di urne, materiali in vetro, punte di freccia di fasi diverse di frequentazione, manufatti di età longobarda) si sono avute già nel XIX secolo. Negli anni a seguire, studi più puntuali sugli oggetti trovati, corroborati da nuovi reperti e dall’individuazione di tracce di opere murarie a secco, hanno permesso di ampliare e diversificare ulteriormente il periodo di frequentazione dei siti in oggetto. Tutto il materiale ritrovato è stato segnalato alla Soprintendenza Archeologica del Veneto e si trova parte in esposizione, parte in deposito presso il Museo Civico “Dal Lago” di Valdagno. www.retemusealealtovicentino.it

 

ARCHEOLOGIA INDUSTRIALE A VALDAGNO “LA CITTA' SOCIALE” e il MUSEO DELLE MACCHINE TESSILI - progetto promosso nel Novecento dall'imprenditore laniero Gaetano Marzotto per i dipendenti del suo lanificio che ha influenzato la struttura territoriale della città grazie alla costruzione, tutt'attorno alla fabbrica, di edifici rivolti a esigenze sociali, culturali, sportive e abitative. Accanto alla Città Sociale, il Museo delle Macchine Tessili (MuMaT) è la testimonianza perfetta del progressivo sviluppo tecnologico di un settore produttivo che ha marcatamente segnato, e ancora oggi contraddistingue, l'ambiente in cui si è insediato.

L'ARCHEOLOGIA INDUSTRIALE: SCHIO, LE ORIGINI DELL'INDUSTRIA MODERNA La valle del Leogra é un ampio solco che dallo sbocco in pianura dove sorge Schio, capitale dell'archeologia industriale, si snoda in direzione Nord-Ovest verso il Pian delle Fugazze, ai piedi del Monte Pasubio, insinuandosi tra i contrafforti del Monte Summano e del Monte Novegno a Est e le Piccole Dolomiti, scenari famosi della Prima Guerra Mondiale. Alla tradizionale economia agricola e silvo-pastorale si é accompagnata fin dal Medioevo l'attività artigianale, documentata dalla fitta rete di mulini, segherie, magli e folli da panni, sorti lungo il percorso del Leogra e della Roggia maestra, una derivazione del medesimo torrente ricavata verso la metà del Duecento al confine di Schio con Pievebelvicino. Essa ha determinato la vita economica della popolazione e la struttura del centro urbanistico scledense, nel cui territorio compie dodici salti d'acqua ottenuti con il sistema delle chiuse. Al secolo scorso, invece, risale il tratto della roggia Torrebelvicino Pievebelvicino.
La disponibilità di energia idraulica é stata fondamentale per lo sviluppo industriale avutosi nell'Ottocento, infatti era un salto d'acqua a mettere in movimento le macchine tramite ruote e alberi di trasmissione. Analogamente ad altre situazioni geografiche pedemontane del Nord Italia, anche nella Val Leogra si può rilevare il progressivo spostamento degli insediamenti produttivi dalle zone montane e collinari verso la pianura, restando sempre necessario, seppur non immediato, il rapporto con il fiume sia con l'adozione del vapore, sia dell'elettricità poi, quali fonti di energia.
Polo di attrazione non solo della valle, ma di tutto l'Alto Vicentino, é Schio, diventata intorno al 1870 la capitale dell'industria laniera, la Manchester d'Italia, la "civitas" della concezione ideologica di Alessandro Rossi imperniata sul sistema di fabbrica.
A testimoniare le antiche attività protoindustriali e la più recente tradizione industriale valleogrina, restano varie emergenze antropiche di differenti tipologie che vanno dai mulini alle segherie, delle filande ai lanifici, dai magli alle industrie meccaniche, dalle rogge alle centrali idroelettriche, dalle abitazioni per le maestranze ai quartieri operai, ecc. Ma a dominare su tutte, insieme alle svettanti ciminiere in laterizio, é la Fabbrica Alta, vera "cattedrale del lavoro", segno eloquente della dimensione europea del fenomeno industriale scledense. Esplorare queste testimonianze vuol dire ricostruire la rete di relazioni e di oggetti sorta intorno agli opifici, i comportamenti, i modi di essere, le idee che hanno generato una delle pagine più interessanti della civiltà industriale del Veneto.

Il Museo all'aperto di archeologia industriale

L'Assessorato alla Cultura di Schio e il Centro di Iniziativa Democratica degli Insegnanti da vari anni hanno intrapreso un'azione comune di salvaguardia e valorizzazione delle testimonianze della civiltà delle macchine svolgendo un'opera di sensibilizzazione della collettività, in particolare dei giovani, attivando un turismo culturale e giungendo, tra l'altro, all'organizzazione di un Museo all'aperto di archeologia industriale.
I suoi oggetti di esposizione sono i monumenti industriali diffusi nel territorio della Val Leogra e dell'Alto Vicentino in generale, mentre la popolazione ne é l'anima e la depositaria della memoria storica.
(tratto da Schio, le origini dell'industria moderna, Comune di Schio)

CROSTACEI E FOSSILI NEL TERRITORIO VICENTINO
Il territorio vicentino, che spazia dai Lessini orientali alla bassa pianura, dalle Piccole Dolomiti al Massiccio del Grappa, nel passato geologico era coperto da mare. Gli ambienti che si sono succeduti in questo lungo periodo, durato circa 300 milioni di anni, sono quindi stati caratterizzati dalla presenza di terre emerse, atolli corallini e fenomeni vulcanici piu' o meno intensi. La presenza di granchi fossili nel nostro territorio ha interessato gli studiosi fin dai secoli scorsi; tuttavia, numerose nuove specie sono state individuate solo in questo ultimo ventennio durante lavori di sbancamento edilizi o stradali, che hanno sorprendentemente portato alla luce dei veri e propri giacimenti di crostacei. I reperti rinvenuti nel territorio vicentino sono attualmente conservati presso il museo naturalistico archeologico di Vicenza, il museo civico di Bassano del Grappa, il museo dei fossili di Villa Godi-Malinverni di Lonedo, il museo del Priaboniano di Monte di Malo, il museo paleontologico "Domenico dal Lago" di Valdagno, il museo "P. Aurelio Benin" di Chiampo, il museo paleontologico del convento dei Servi di Maria di Monte Berico e sopprattutto presso il museo civico "C. Zannato" di Montecchio Maggiore, dove si puo' ammirare la piu' ricca e completa collezione di fossili del vicentino.
Estratto da "Quinto quaderno di Natura Vicentina: protagonisti i granchi fossili".


ALTOPIANO DEI SETTE COMUNI

VILLAGGIO PREISTORICO DEL MONTE CORGNON - Comune di LUSIANA

I segni della presenza dell’uomo sul monte Corgnon (m. 910 di quota) risalgono alla remota epoca del paleolitico medio per diventare poi sorprendenti nell’età del bronzo. I numerosi reperti ritrovati sull’area sommitale e conservati in vari musei archeologici testimoniano la presenza di un importante sito di altura, forse un castelliere o forse un luogo di culto.

www.museodilusiana.it

INCISIONI RUPESTRI DELLA VAL D'ASSA - Comune di ROANA 

Localita' Tunkebalt raggiungibile da Canove o da Roana.
La VAL D'ASSA e' una profonda spaccatura che divide l'Altopiano, isolando ad ovest il Comune di Rotzo ed alcune frazioni del Comune di Roana dai restanti Comuni.
Le prime individuazioni risalgono al 1979 e riguardano il TUNKEBALT (Bosco Nero) dove furono individuate 10.000 incisioni in una parte lunga 40m. ed alta 7m. ca dove si possono vedere figure zoomorfe, antropozoomorfe, geometriche, cruciformi, simboli sessuali, solari, di costruzioni e pugnali. Visitabile

VALLE DEL BISELE nelle vicinanze della Val d'Assa - Comune di ROANA
Si tratta di una zona di interesse archeologico con la Laita Kubele, grotta naturale di notevoli dimensioni dove e' stato rinvenuto e raccolto materiale paleontologico.

PARCO ARCHEOLOGICO DEL BOSTEL - Comune di ROTZO

Il Parco Archeologico del Bostel si trova a Castelletto, frazione di Rotzo situata ai margini occidentali dell’Altopiano di Asiago. Il Bostel è un ampio e soleggiato pianoro che gode di una splendida vista panoramica, affacciato sulla confluenza della Val d’Assa nella Val d’Astico. Qui, già alla fine del ‘700, furono rinvenuti i resti di un antico villaggio di montagna risalente alla seconda età del ferro (V-I sec. a.C.). Il Parco Archeologico è stato inaugurato nel 1999 ed in esso sono visitabili gli scavi archeologici ancora in corso, condotti dall’Università di Padova, la ricostruzione archeosperimentale di una delle case del villaggio, dei forni per il pane e per la ceramica, delle capanne degli artigiani e la fattoria del villaggio. Il Parco è accessibile tutti i giorni dell’anno poiché non è recintato ma, gli archeologi di Archeidos sono presenti e a disposizione dei visitatori ogni domenica dell’anno, e ancora, durante le festività, dalla vigilia di Natale all’Epifania e tutti i giorni da metà giugno a metà settembre. Le visite guidate si svolgono tutto l’anno solo su prenotazione, ed in estate dal giovedì alla domenica secondo il calendario specifico di ogni anno. La proposta estiva è particolarmente ricca, con eventi di archeologia sperimentale, laboratori per bambini, passeggiate a cavallo, escursioni accompagnati da asini e cavalli, dimostrazioni di falconeria, attività con gli animali della fattoria… Al centro del parco si trova il Baito, struttura ricettiva ad uso bar e ristorante per offrire, a chi desideri intrattenersi, una cucina semplice, casalinga, basata sulla stagionalità e sulla territorialità dei prodotti.
Visitabile
Archeidos-Parco Archeologico Bostel

ALTAR KNOTTO - Comune di ROTZO

L'Altar Knotto il cui significato è Sasso dell'Altare è una grande pietra dalla strana conformazione posta in bilico al dirupo che si affaccia verso la Val d'Astico. Altarknotto in lingua cimbra significa Altar-altare, knotto-sasso piatto quindi pietra altare e data anche la sua posizione a ridosso dello strapiombo; significato più che appropriato per dare corpo alle leggende che qui aleggiano.

Punto di partenza per raggiungere l’altare (sentiero CAI 802): si segue la strada che da Roana porta a Rotzo. Appena oltrepassato l'abitato di Albaredo si devia a destra lungo una strada in salita; si procede fino al terzo tornante detto Curva del Telale Altar Knotto - Rotzo.

HANEPOS IL “SECONDO ALTARE”

Si raggiunge percorrendo il “Sentiero dei cippi” (sentiero CAI 869). Esso segue il confine tra Veneto e Trentino, dove sono ancora presenti le pietre confinarie dell'anno 1752 che delimitavano il territorio tra l'Impero Asburgico e la Repubblica di Venezia. Sul cippo (che corrisponde al secondo altare) chiamato Anepoz per la sua forma a incudine, a picco sulla Valsugana , erano fissate le formelle con le effigi dello Scudo di Maria Teresa d'Austria e il Leone di S. Marco. Le formelle originali sono state trafugate ma in tempi recenti sono state sostituite da copie simili agli originali.

SPIZKNOTTO IL “TERZO ALTARE”

Chiamato anche il “Terzo Altare” lo Spitzknotto spicca tra la vegetazione di Stoccareddo e suggerisce ricostruzioni storiche, leggende e superstizioni. Si pensa che la sua importanza come luogo mitico sia connessa agli altri altari di pietra, in una sorta di triangolo magico, che avvolge l’Altopiano. Lo Spitzknotto sembra a guardia della Val Frenzela, proprio di fronte a Valpiana di Foza. In passato era un luogo che, pur incutendo timore, incantava la fantasia dei bambini, in quanto, come raccontavano le leggende, vi si nascondeva il “sanguanelo”. L’altare si può raggiungere con un facile sentiero che si inizia appena fuori paese, sulla strada verso la frazione Sasso di Asiago.



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